L'equilibrio è una metafora

scritto da RapidaMente il giovedì, 20 dicembre 2007,10:39
Solo...come gli elementi scissi. Sto bene qui da solo, coi miei pensirei, con i miei ragionamenti tranquilli, senza ossessioni, solo con la voglia di ascoltare cosa ho da dire. E non sentire la necessità di avere un interlocutore...o forse desiderarlo, ma in differita. Qualcuno che ascolti, qualcuno che legga.
Ho finalmente compreso che per me, amare, ha un significato eterno. Ma non com nei film o nei libri. L’amore colora tutto in un istante...attimi, giorni, forse anni. Poi se ne va. Si rintata. Torna da dove è ventuo. E ti lascia addosso il ricordo di come sei stato bene. Ma è un ricordo che sporca, che appiccica, come un gelato colato sulle mani. Il fastidio è più forte della soddisfazione. E poi a volte i ricordi fanno il giro e pernsi che il gelato era buono, che sei stato bene e ti farebbe piacere poter chiudere definitivamente quella porta con un rapporto sereno. E non con l’odio. Ma non si può. E quindi niente....resta l’appiccicaticcio, la sensazione di disagio nell’essere al mondo.
Ma con serenità...senza farne un dramma. Arriverà la pioggia...e non è l’unica minaccia

Qui...ora...

scritto da RapidaMente il lunedì, 15 ottobre 2007,22:47

Portami via lontano dal resto mi piace pensare che puoi...

Oh Signore dei viaggiatori ascolta questo figlio perso nei colori

Seduto sui gradini guardo il porto, sembra un cuore nero e morto che mi sputa una poesia

Se nascesse adesso in Russia, o affacciata ad un balcone, tra le commedie di Eduardo e i passi di un ubriacone, si chiamerà...Nuda...come la terra

La costruzione del proprio domani richiede l'accesso a mondi lontani

Cambio, cambio, cambio di mentalità. Datemi, datemi datemi un'altra identità.

Io ci sarò. Con tutto il mio entusiasmo.

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Movida - Contro ogni tempo, Jovanotti - Voglio andare a casa, Afterhours - Bye Bye Bombay, Pino Daniele - Nuda, hydroniKa - Mondi Lontani, Negrita - Cambio, Piero Pelù - Io ci Sarò, Giorgio Gaber - Io non mi sento italiano.

...help me from myself...

scritto da RapidaMente il lunedì, 10 settembre 2007,23:26

E come ogni giorno arrivi.

Io non ti chiamo, ma tu arrivi lo stesso, mi porti i tuoi occhi colore del cielo di primavera e il tuo sorriso stotro. Piombi qui con i tuoi lunghi capelli, le parole misurate e la grazia che non ho mai più visto in nessun altro essere. Fai irruzione qui, nella zona marcia del mio cervello, a rivendicare ciò che è tuo, a prenderti quello che ti spetta e che io non credevo.

E' passato così tanto tempo....tanti anni. Ora stai bene con lui. E per me è facilissimo averti qui. Basta chiudere gli occhi e ricordarti tra le mie braccia, nonostante il male che già allora mi facevi. Sei la mia droga, il mio delirio, la mia costante sofferenza e non riesco a buttarti via. Forse perchè non ho capito bene qualcosa, forse perchè solo ora ho capito che ognuno ama modo proprio e non si può, non si deve pretendere che una come te, ami come me.

Tu che ti sei sempre salvata. Tu che venivi prima di tutti e prima di tutto. Tu che mi dicesti "non tocco i genitali con la bocca" come se parlassi di un assunto politico. Tu che mi volevi bene d'alto, o a me così sembrava. Tu che mi hai lasciato quando ne avevo più bisogno. Quando avevo deciso di essere grande. E ora sono qui con questi cazzo di cocci che tagliano e fanno male, come lame salate.

Claudia...

ma t'ho persa per davvero?

categoria:parole, pensieri, amore, ricordi, sogni, odio, tempo, reale, occhi
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Tornando a casa

scritto da RapidaMente il mercoledì, 22 agosto 2007,23:30

Hey gente. Come il dottore via aveva annunciato...sono tornato. Anche se non so se questo è il termine adatto. Si ritorna in un posto dove effettiviamente si è giò stati...ma qui la superifice delle cose è estremamente mutevole. Mi scopro ad essere straniero in ogni città, a non comprendere più quale sia quella che mi ha dato i natali. Sospeso in volo tra mille arabeschi del destino, per citare un vecchio cantastorie. Torno per essere ancora distante dalla forma di me che il mondo conosce. C'è gente che con i viaggi si arricchisce, a me sembra di lasciare un pezzo di me nel posto che abbandono. Forse l'innocenza del viandante: nessuna costruzione araba mi sorprenderà mai più così tanto. Forse è questo che mi fa sentire perso. O più sepmilcemente, essendo per natura, la metà malata di qualcuno, sento il peso della mia mancanza. Ho un vuoto di senso, un vortice di significati che non sempre sposano segni. E allora cosa si fa? Si galleggia in attesa di un onda?

Mr. Hyde